Ritardi e difficoltà nella campagna di vaccinazione nell’UE

Quando il 9 Novembre è stato annunciato il vaccino Pfizer and BioNTech la popolazione mondiale si è unita in un comune sospiro di sollievo, vedendo finalmente una via d’uscita da questa pandemia.

Nel Giugno 2020 la Commissone Europea ha annunciato la strategia UE sui vaccini che mirava a negoziare e concludere accordi di acquisto anticipato per i Paesi Europei. Con questa strategia l’UE aveva intenzione di portarsi avanti nelle negoziazioni e porsi come compratore unico per contrattare un prezzo fisso (migliore) per i vaccini da distributire nei vari Paesi Membri.

Il tutto, è stato fatto con l’intenzione di evitare ritardi.

Ma negli ultimi quattro mesi l’Unione Europea (UE) ha dovuto affrontare delle difficoltà importanti nella produzione, distribuzione e somministrazione dei vaccini. Purtroppo non tutto è andato come pianificato. Ad oggi si registrano ritardi importanti in tutti Paesi Membri dell’UE dovuti a problemi organizzativi per la campagna di vaccinazione e alla, a dir di molti inaspettata, carenza di vaccini.

Ma cosa è andato storto rispetto al piano previsto dall’UE?

La Commissione Europea ha firmato contratti con otto produttori per un totale di circa 2,6 miliardi di dosi.

BioNTech-Pfizer riuscirà a consegnare quanto promesso nonostante i ritardi dovuti alla catena di produzione. AstraZeneca invece ha annunciato che fornirà solo il 40% delle dosi promesse durante il primo trimestre. L’azienda ha giustificato questo enorme ritardo, puntando il dito contro la sua fabbrica in Belgio, la quale non sarebbe in grado di produrre le dosi del vaccino promesse.  

Dunque, aspettando l’approvazione dei vaccini Sanofi-GSK, Johnson & Johnson/Janssen Pharmaceuticals e CureVac (i quali dovrebbero portare oltre 1 miliardo di nuove dosi in Europa), l’UE sta cercando di far valere i propri contratti (in particolare quello con AstraZeneca) e riguadagnare terreno nella campagna di vaccinazioni (soprattutto con lo sviluppo di centri la vaccinazione a livello nazionale).  

Il caso AstraZeneca è sicuramente quello che ha fatto più clamore, con l’azienda che è stata incolpata di aver “favorito” il Regno Unito nella distribuzione del vaccino.

Secondo Politico, il contratto con la casa farmaceutica, siglato dal Regno Unito è più vantaggioso in quanto scritto secondo la legge Inglese. Quest’ultima giudicherà se entrambe le parti hanno consegnato la merce in base all’esatta formulazione del contratto. Il contratto dell’UE è scritto invece, secondo la legge belga, e si richiede che entrambe le parti facciano del loro meglio per consegnare la merce e agiscano in buona fede.  

Questo “piccolo” dettaglio ha dato al Regno Unito una maggiore influenza e ha garantito una maggiore efficiacia del suo contratto.

Per alcuni media, come France24, la campagna vaccini è diventata una buona pubblicità per la Brexit.

Il Regno Unito ha vaccinato oltre 10 milioni di persone raggiungendo il terzo tasso più alto dietro Israele e gli Emirati Arabi Uniti. Inoltre sull’onda di questa favorevole campagna vaccinale, Boris Jonhnson ha annunciato un piano di quattro fasi che potrebbe aprire la strada alla riapertura graduale del Regno Unito entro l’estate.

Nel frattempo sembra che l’UE resti a guardare. Alcuni, come la presidente Von der Leyen, puntano il dito contro i Big Pharma e ammettono di essere stati, forse, troppo ottimisti nel programmare la campagna di vaccinazioni.

La realtà è che il COVID-19 è un banco di prova difficile che ha evidenziato alcune lacune importanti.

Ad esempio, la Commissione Europea si è dimostrata non pronta a negoziare questo tipo di contratti, che fino all’anno scorso erano di competenza degli Stati Membri, e non è riuscita a far valere il peso dei 27 Paesi durante le negoziazioni per i vaccini.

L’Europa ha bisogno di promuovere una politica di acquisto più “aggressiva” cercando di assicurarsi contratti più vantaggiosi con le altre case farmaceutiche che stanno sviluppando vaccini in Europa (ad esempio Reithera in Italia). Questo consentirebbe di consolidare la posizione degli Stati Membri in questa corsa ai vaccini.

I ritardi, le continue restrizioni e le incertezze legate al crescere dei contagiati preoccupano la popolazione europea aumentando, i dubbi su una struttura che ancora una volta, sembra essere meno agile e competitiva dei singoli Stati.

MdN

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